ExDairyPRESS incontra Dott. Gianfranco Sartoretto

Incontriamo il dottor Gianfranco Sartoretto, veterinario nutrizionista presso una nota azienda italiana, autore di un intervento dal titolo: “Il benessere in stalla a 360°: uomo, ambiente, animale”, e rimaniamo colpite dalla sua scelta professionale di dedicarsi all’allevamento con un approccio “sistemico”, che pone l’accento sulla necessità di comprendere il comportamento dei bovini per poterli gestire in modo efficace e rispettoso. I suoi consigli ci sono sembrati utili per migliorare il benessere degli animali e la sicurezza degli operatori, soprattutto quello di “dedicare del tempo a conoscere meglio i vostri animali”, fondamentale per instaurare con loro un rapporto di fiducia e rispetto. Gli abbiamo chiesto di approfondire questi concetti in questa intervista.


Dottor Sartoretto, dalle sue parole abbiamo intuito che la sua professione di nutrizionista si completa con un approccio un po’ “sui generis”… da dove origina?

La passione per l’allevamento del bovino me lo porto dietro fin dall’infanzia, in quanto figlio di allevatori, ma non avendo potuto far seguito all’azienda per mancanza di sviluppo futuro, ho scelto di diventare un medico veterinario, e così, nel tempo, gli allevamenti dei clienti sono diventati in parte anche “la mia stalla”.

Dopo la laurea in Medicina Veterinaria a Parma, la mia prima esperienza quale veterinario aziendale è stata all’interno del mondo cooperativo. In quel periodo ho avuto la possibilità di far parte di una commissione interna di veterinari dedicata alla documentazione scientifica, in particolare nell’ambito della nutrizione, e la formazione ai tempi era costituita da incontri periodici, viaggi all’estero e lezioni con alcune delle più importanti personalità mondiali della ricerca nel settore dell’alimentazione dei ruminanti.

Successivamente, il mio campo di battaglia è diventato l’industria della nutrizione (non solo italiana) dove ho ricoperto diversi ruoli, passando dallo studio di nuovi prodotti, alla loro formulazione, fino alla consulenza in campo sia in Italia sia in diversi Stati dell’Europa dell’Est.

Cosa osserva come prima cosa quando entra in una stalla?

Durante le visite in stalla, dopo aver valutato la miscelata e quanto concerne la sfera alimentare delle bovine, è ormai naturale per me completare questi aspetti con l’osservazione del comportamento degli animali e dell’ambiente che li ospita. È molto importante anche il rapporto che ha il personale nei confronti degli animali, purtroppo non sempre in linea con quanto si dovrebbe fare.

È stato da molti osservato che con i robot di mungitura gli animali sono più calmi, e questo dovrebbe far riflettere molto sul rapporto uomo-animale!

L’abbiamo sentita spesso di come movimentare gli animali, perchè questo aspetto è fondamentale a suo avviso?

La mia particolare attenzione per la movimentazione del bestiame a basso stress, e di conseguenza il mio interesse per la gestione del rapporto uomo-animale, ha avuto inizio una quindicina di anni fa, dopo una discussione aziendale tra colleghi sugli stress in stalla che mi ha spinto a fare una mia personale indagine per capire quanto influisse la presenza umana sull’incidenza di alcune patologie podaliche.

Illuminanti sono state le letture dei lavori del collega neozelandese Neil Chesterton, che ha impostato un programma a 5 punti sulla prevenzione e controllo delle zoppie, in cui al 3° punto pone molta attenzione alla “comprensione dell’animale per una buona gestione e movimentazione a basso stress”. Da qui a capire quanto la presenza umana possa incidere pesantemente sulle performance produttive-sanitarie della mandria, il passo per me è stato breve.

Oltre che in relazione alla gestione della mungitura, il tema è di attualità anche per altri aspetti di rilevanza sociale, in quanto sono segnalati in aumento gli incidenti nelle aziende, alcuni di questi mortali, legati alla movimentazione degli animali. Dopo quelli del collega neozelandese ho letto ed approfondito molti altri lavori fatti negli Stati Uniti, Canada e Francia, tra cui le pubblicazioni della Professoressa Temple Grandin, ma anche quelle di Bud William, il più famoso dei ranger, padre dei principi della movimentazione dei bovini, noto anche per l’ideazione del Bud Box.

Pensa che sia importante che gli operatori di una stalla conoscano l’etologia bovina?

Certamente, alla base di una corretta relazione c’è la conoscenza dell’etologia dell’animale. La comprensione del comportamento dei bovini diventa essenziale per le nostre azioni, che hanno lo scopo di far fare all’animale ciò che noi vogliamo faccia. Ma, di quali nostre azioni parliamo? Qui sta il problema!

È fondamentale insegnare, spiegare, allenare chi lavora in stalla e farli esercitare in stalla (non in una sala convegni!) su come ci si deve avvicinare agli animali, su come movimentarli senza o con un minimo utilizzo di metodi coercitivi, adottando le posizioni adeguate, i movimenti e gli accorgimenti giusti.

Vale la regola: se una vacca non esegue quanto le hai chiesto di fare è perché non sei stato capace di spiegarglielo. Servono a poco i bastoni, i pungoli, le urla, etc. Se mantieni gli animali calmi, è tutto prevedibile e diventa più facile. A conferma dell’importanza dell’argomento, vi segnalo una recente pubblicazione del dottor Barragan, della Pennsylvania University, un noto ricercatore impegnato nello studio della modulazione dell’infiammazione nel periodo di transizione, il quale, dopo aver disquisito sui possibili approcci al controllo dell’infiammazione, sottolinea decisamente l’importanza di altri fattori gestionali che possono avere effetti profondi sulla salute e sullo stress delle vacche in transizione, come preparare gli operatori a movimentare gli animali con tecniche e pratiche a basso stress e formarli sulla gestione del parto.

Qual è il modo giusto per approcciarsi ad una vacca?

Bud William asseriva: “meno è meglio, lento è veloce ed il tempo è un’illusione”; dunque l’approccio dell’operatore deve essere calmo e controllato. L’animale va sempre osservato attentamente: le sue espressioni ci stanno comunicando non solo il suo stato d’animo, ma anche le sue intenzioni.

La disposizione delle orecchie, gli occhi e in particolare la sclera (ossia la parte bianca), l’orientamento della testa, la sua postura e il suo movimento, ed infine le posizioni della coda ci parlano (Immagine 1).

Date le caratteristiche dell’occhio e la sua capacità visiva, il bovino è un animale che ha la necessità di vedere chiaramente dove appoggia gli unghioni; pertanto, la sua andatura normale è a testa bassa. State sempre molto attenti se in un gruppo in movimento osservate animali che alzano e mantengono la testa alta, questa deve essere immediatamente interpretata come una manifestazione di stress.

Un animale va avvicinato sempre dal lato sinistro, in quanto con la visione lateralizzata l’occhio sinistro ispeziona e cognitivamente elabora una potenziale minaccia, cui potrebbe seguire una manifestazione di fuga o attacco. Dall’altro lato, l’occhio destro è riservato agli stimoli familiari, non percepiti come minacciosi.

Come riconoscere una possibile minaccia?

Come detto, negli ultimi anni sono aumentati gli episodi di aggressività da parte dei bovini nei confronti del personale di stalla e questo è comprensibile, per diversi motivi. Innanzi tutto, bisogna tenere presente che la difesa del nascituro, soprattutto nelle prime ore di vita (che è una caratteristica di tutti gli animali), è più accentuata nei bovini, in quanto si tratta di animali-preda.

Nelle razze da carne, in particolare, ma ultimamente anche in animali da latte, nei momenti vicini al parto va posta molta attenzione ad avere una via di fuga sempre pronta, soprattutto se ci si avvicina al vitello. Oltre che in questo momento, la gran parte degli attacchi all’uomo non si possono considerare come episodi di aggressività, ma bensì come risposte attacco-fuga, dovute ad un approccio non corretto.

Inoltre, bisogna sempre ricordarsi che questi animali hanno una memoria straordinaria e sono in grado di ricordare eventuali momenti spiacevoli (maltrattamenti subiti), anche per diversi anni. Bisogna sempre tenere a mente che un animale calmo è prevedibile, mentre un animale “arrabbiato” lo è meno!

Una particolarità suggerita dalla Professoressa Grandin: quando guardate la testa di un bovino osservate anche la posizione della rosetta di peli rispetto alla linea degli occhi. Negli animali più eccitabili, nervosi, la rosetta può essere mancante o posizionata sopra la linea degli occhi, mentre solitamente le vacche che hanno rosette al di sotto della linea degli occhi sono quelle più calme. Provate a verificare se questo ha una corrispondenza anche nei vostri animali.

Come si possono prevenire gli episodi di aggressività?

Gli episodi di aggressività da parte degli animali si possono prevenire con una buona formazione del personale che si trova a contatto con loro. Il web, le riviste specializzate, i congressi, sono colmi di articoli e di interventi che trattano di etologia dei ruminanti, in particolare di etologia bovina.

Per chiunque voglia approfondire l’argomento, il materiale c’è, ed è molto, ma quello che è più difficile imparare è come tradurre queste conoscenze etologiche nella pratica quotidiana, nel contatto con gli animali! In molte delle nostre aziende, il personale è costituito da persone che hanno tradizioni, costumi, abitudini molto diverse dalle nostre e non dobbiamo per forza dare per scontata la sensibilità verso gli animali, da qualunque cultura provengano.

Sarebbe utile che il personale aziendale (e talvolta anche i proprietari!) venga educato a conoscere i bovini, preparato ed allenato direttamente in stalla, al fine di ridurre i possibili stress da presenza umana, ma anche eventuali incidenti. Questa è una formazione che va fatta periodicamente e, se fosse necessario, andrebbe ripetuta nel tempo, e ciò vale anche per ogni nuovo collaboratore che entra a far parte del team aziendale.

Ogni azienda è peculiare e bisogna “entrarci dentro” per comprenderne le dinamiche reali. Con gli animali non si scherza!

Le vacche sono animali preda e animali gregari, conoscere le loro gerarchie può aiutare nella loro movimentazione e nella scelta di come raggrupparle?

Assolutamente sì.

I bovini sono degli animali sociali e gregari: in libertà vivono in branco ed il loro comportamento è correlato alla struttura del gruppo. Le vacche vivono all’interno di gerarchie sociali ben definite (ci sono quattro tipologie gerarchiche conosciute), che si disordinano e si riordinano ogni volta che vengono raggruppate o che viene introdotto nel gruppo un animale nuovo.

Questo avviene secondo i tempi mostrati nell’Immagine 2.

Per movimentare correttamente gli animali, è fondamentale conoscere l’organizzazione dei gruppi degli animali in movimento, meno evidente nelle nostre stalle ma molto evidente nelle mandrie al pascolo che devono percorrere lunghe distanze per andare/tornare alla stalla o alla sala mungitura.

Ci sono dinamiche molto interessanti: chi dà inizio al movimento sono le vacche leader seguite dalla/e dominante/i e a seguire tutte le altre, con gli animali meno prestanti o con qualche problema fisico che chiudono il gruppo. L’ordine viene mantenuto lungo tutto il tragitto, e difficilmente un animale di una “classe sociale” inferiore supera chi la precede.

C’è un altro aspetto importante da tenere sempre in considerazione: la velocità media di movimento di un bovino è di circa 3 km/ora mentre quella umana è 5-6 km/ora! Quindi non pretendete che corrano solo perché siete voi in ritardo!

Come si relazionano i bovini con il mondo esterno?

L’errore più facile da commettere è pensare che i bovini si relazionino all’ambiente che li circonda con i 5 sensi, nello stesso modo degli esseri umani. Pensare questo può portare a fraintendimenti e a sottostimare le situazioni di pericolo. Nei bovini, dei 5 sensi, la vista (per oltre il 50%), l’udito e l’olfatto sono i più utilizzati, ed ecco alcune considerazioni da ricordare:

• l’occhio presenta un lento accomodamento al cambio di illuminazione, 2-3 min dalla luce al buio, da tenere in considerazione nei movimenti in sala mungitura così come nelle operazioni di carico-scarico dai camion;

• negli animali stressati, la contrazione dei muscoli oculari può portare a modifiche della vista, con conseguente probabile ricerca di una via di fuga o di attacco;

• le vacche fanno fatica a percepire gli angoli retti, mentre si trovano a loro agio negli spazi “curvi” e questo può rallentare il loro movimento in alcuni corridoi o passaggi che non riescono a vedere bene;

• i bovini non hanno una percezione adeguata della profondità, quindi un’ombra può diventare “un buco”;

• il bovino può percepire un odore proveniente da 8-9 km, ha infatti una percezione dell’olfatto 25 volte più sviluppata di quella dell’uomo; l’olfatto contribuisce al riconoscimento degli individui del proprio gruppo, così come del vitello;

• l’odore di sangue genera panico!

• i bovini possono percepire la paura delle altre vacche grazie ai feromoni rilasciati tramite le numerose ghiandole odorifere e le secrezioni (sudore, urina, feci, liquidi estrali e vaginali);

• i bovini sono sensibili agli ultrasuoni, sentono i rumori molto acuti, hanno paura di quelli intensi e sconosciuti;

• sono sensibili alla voce umana e possono identificarla: va molto bene parlare con le vacche in modo calmo e con tono pacato;

• secondo alcuni studi, per associazione, il comportamento della madre a seguito di un rumore stressante è in grado di influenzare anche il nascituro, che avrà la stessa reazione.

Se ripensa al suo percorso professionale, quali sono stati gli aspetti più importanti?

Innanzi tutto la passione per il mio lavoro di nutrizionista, che nel tempo è cresciuta e ha trovato un completamento in questi ulteriori studi sul comportamento bovino. Ho avuto, inoltre, la grande fortuna di mantenere sempre una buona dose di curiosità, di poter fare tante ore di aggiornamento e di aver incontrato ben 4 veri Maestri che ho potuto seguire e da cui ho imparato molto.


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